domenica 2 marzo 2014

La Grande Bellezza







Una Roma Felliniana, alla quale di principesco è rimasta solo la storia.
Un dandy moderno, interpretato da un intenso Toni Servillo, alla ricerca della Bellezza. Un esteta, che indaga il paradosso dell'esistenza: dall'eros, all'arte, dalla sacralità, alla mondanità. Ma al termine di un'esplorazione che dura una vita, sembra aver perso qualcosa: se stesso.
Un viaggio di introspezione dunque, rapido, veloce, attraverso la follia della nostra epoca.
Un circo di maschere, nessun protagonista soltanto comparse, sono queste le ombre che si aggirano nella Roma dissoluta dei nostri giorni, che tra le statue di marmo e la perfezione monumentale che la contraddistingue porta in superficie tutte le contraddizioni care anche alla nostra quotidianità.

Colossale nella sua verità, Sorrentino è riuscito nel difficile compito di non scadere in facili sentenze, racconta con occhio alla profondità dei gesti e lascia a chi osserva la fotografia di un declino.


Insieme alla decadenza sociale, Sorrentino tocca con nuova delicatezza, il microcosmo che interessa la sfera della religiosità, che a Roma va, fisicamente e non, a risiedere.
Durante tutta la pellicola vediamo come il vivere dei nostri protagonisti sia affiancato da quello di una religiosità composita: fatta di suore di clausura e ritiro spirituale, fatta di cardinali con ben poca tendenza al trascendente e fatta, soprattutto, di santità.
Nella seconda metà del film possiamo infatti assistere alla comparsa della figura quasi mistica della suora considerata già "santa", che va a costituire un esempio dell'autentica bellezza ricercata dal protagonista. Ecco forse una definizione che possiamo dare di Bellezza è proprio quella di autenticità: è bello ciò che non è artefatto, ciò che è reale, perfino nella propria imperfezione, è bello ciò che è autentico nella propria essenza.



-"È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco."

Un trucco dunque, un gioco di specchi, un'illusione, è questo che il nostro viaggiatore va a scoprire al termine della propria ricerca: che la Bellezza sono sprazzi di verità, come quelle scaglie di mare che Montale intravedeva tra le fronde oltre la cima di cocci aguzzi di bottiglia della muraglia.
Sprazzi, attimi, flash di realtà, nascosti sotto il trambusto della mondanità.
Come lei: Ramona.
 
Assurdo come l'unico personaggio dallo spessore umano risulti essere proprio lei, trascinata nei salotti della Roma bene dai locali malfamati in cui sotto l'occhio del padre si esibiva. Ed è proprio lei, circondata da critici d'arte, romanzieri e artisti, a dimostrare, sola, quella sensibilità, propria per ammissione anche dello stesso protagonista. Interpretata da Sabrina Ferilli, è lei, Ramona, colei che accudisce il viaggiatore, che ha cura di lui con una semplicità ed una naturalezza che mai nessuno gli aveva dedicato prima.
 


giovedì 27 febbraio 2014

Venti primavere e qualche sogno di troppo.

Teenage Wasteland cantavano già i The Who nei favolosi 70'ies.
In questi termini, secondo tradizione, la generazione adulta considera da sempre quella del futuro: desolazione. 
Una folla di Peter Pan con la fobia di maturare, di prendere in mano la propria vita e fare qualcosa per cui il mondo possa ricordarli. Tanti piccoli Pinocchio alla ricerca di un irreale paese di soli balocchi, per esorcizzare la paura, l'incompiutezza di fronte ad una vita che, a vent'anni, non si può saper gestire. 

Et voilà servita la ricetta pronta per la felicità, sembrerebbe così semplice, a tratti a portata di mano. 


Ma io, che queste venti primavere me le vivo sulla pelle, mi accorgo che così semplice non è.
Anzi. La peculiarità più autentica di noi ventenni è la complessità.

Parlando in termini di venti primavere il pensiero non può che andare ad un non troppo lontano 1994, quando io mi apprestavo a viverla la mia prima primavera. 
Un anno caro alla storia Italiana, l'anno della svolta, che avrebbe cambiato noi, gli Italiani, per sempre. Sì, perché non si può parlare dei miei, dei nostri vent'anni, senza riflettere sul mondo che circonda i nostri occhi inesperti di adolescenti. In sostanza, per quanto disprezzi doverne parlare, non posso non nominare il Signor B. .
Svolta insomma, senza dubbio, ma bisogna valutare in quale direzione. Oggi se paragono i miei vent'anni con quelli di un comune ragazzo vissuto nel 1968 mi vengono i brividi. 
Stiamo vivendo la recessione... etica, inaugurata senza nemmeno troppi dubbi quel fatidico giorno del 1994. Catastrofismo? Non credo. Perché dietro alla storia di una persona, c'è la storia del suo paese,sempre.
I ruggenti anni 2000 si sono e si stanno faticosamente trascinando tra qualunquismo, populismo e rassegnazione nelle loro definizioni più concrete di cessazione di qualunque tipo di sogno.
Lentamente ci siamo adagiati in un facile pensiero di rassegnazione e perdita di fiducia, tanto che adesso, nel 2014, sognare sembra non appartenere più al nostro dizionario di vita.

Ma venuto mediaticamente a mancare il Signor B. cosa abbiamo fatto? Assolutamente nulla. Arroccati nella convinzione che niente può cambiare, abbiamo perso la speranza e la voglia di rendere ogni giorno un po' migliore del precedente. 


Poi un giorno arriva questo tizio qui, un po' malato di sogni e pericolosamente vicino alla passione per ciò che fa, quel sentimento carico di idee e voglia di cambiare il mondo, rimasto ahimè estraneo all'Italia per troppi anni.


Ma la congestione è troppo forte. 
Come fare a tornare a sognare? 
Nel 2014 ci si sente in colpa anche solo a pensarlo. 
Cazzate, illusioni, roba da venti primavere.


Forse! Ma sapete cosa? Parafrasando l'immensa pellicola de l'Attimo Fuggente e l'indimenticabile Prof Keating, credo che ogni ragazzo, ogni uomo, debba tenere a mente sempre quanto sia la poesia ciò che lo rende uomo.
Ma cos'è la poesia? Ecco! Io per poesia intendo introspezione e soprattutto un mezzo tramite il quale condivedere sentimenti, speranze e sogni. 
Ecco è questo quello che intendo dire, che per me queste venti primavere devono essere poesia, che ogni dettaglio, dai più piccoli, ai più importanti della nostra vita devono essere poesia, i nostri desideri, i sogni devono essere espressi, gridati al mondo, perché non rimangano chiusi in un cassetto o, ancora peggio, repressi per paura di un fallimento.
La politica stessa è poesia, forse in una delle sue forme più nobili: prende i sogni di ognuno, piccoli pezzi, versi, e li concretizza in un complesso unico, una composizione fatta di piccole testimonianze, tasselli, rime. 
È una poesia che viene vissuta in ogni attimo, che viene vissuta da interi popoli insieme, in una sincronia rara.

Venti primavere e qualche sogno di troppo, ma forse sono tutto ciò che può salvarmi. Salvarci.