domenica 1 aprile 2018

Assenze, dinosauri e cactus.

Come sto?
Tutto bene.
Nel senso che va tutto bene veramente.
No, non preoccuparti. 

Tutto normale. 
Mi alzo, vado all'università, mi incazzo con Trenitalia, mangio, forse troppo, e dormo, forse poco. 
Normale.
Studiare è faticoso, in palestra non mi ci hanno visto mai, c'è Silvio in tv.
Normale.
Quotidiano.
Eppure c'è qualcosa.
Qualcosa.

E' che la birra del venerdì sera non è poi così divertente. 
La nostra pizzeria preferita non è niente di speciale. 
Il cheesecake fa ingrassare. 
Il Wi-fi non prende e il dinosauro non riesce a saltare i cactus.
E non trovo quasi mai parcheggio.

E non è che mi mancano tanto i tuoi occhi, quanto il modo in cui i tuoi occhi vedono le cose. 
E c'è che io so benissimo che cosa avresti commentato riguardo alle notizie del TG, ce l'ho in testa il tuo sguardo quando faccio una battuta che non fa ridere.
Però tu non ci sei. 
E questa pizza non sa di niente. 
Il pistacchio non mi piace più.
La primavera non profuma. 
Il nostro film preferito non è più lo stesso. 

Però sai che c'è? 
C'è che questa tristezza me la voglio godere, perché so che finirà. 
Io crescerò, tu tornerai. 
E la primavera profumerà di nuovo; 
io metterò la panna montata su un gelato cioccolato e fragola;
e torneremo a tuffarci in mare con un 5e5 nella pancia.


E non ci avevo mica fatto caso che quando parlo d'amore, parlo anche di cibo.


sabato 31 marzo 2018

Totipotenza

A 16 anni ho aperto un blog.
Scrivevo di tutto, con un integralismo ideologico che nemmeno io credevo di possedere.
E mi indignavo di fronte a tante cose.
Cose, che oggi ho imparato ad accettare. 

Forse sto esagerando con l'accettazione di ciò che va male. 
Di questo passo per i 60 anni voterò centro destra.
Ma questa è un'altra storia.

A 16 anni ho aperto un blog.
Mi piaceva difendere ciò che, nell'ordinario, per me era straordinario.

Non avevo idea di cosa o  chi sarei diventata, per la verità non lo so nemmeno adesso e la cosa mi piace. 
Tento di difenderla con tutta me stessa questa sensazione di incertezza, mi piace sentirla addosso questa totipotenza da cellula staminale, perché è la cosa più vicina che conosco all'essenza della giovinezza.

Insomma a 16 anni ho aperto un blog, a 16 anni scrivevo e scattavo foto. Mi fa tenerezza rivedere ciò che tentavo di creare e insieme mi rassicura, come mi rassicurava allora, l'idea di aver lasciato tracce di me qua e là. 
E la traccia più pura di sé che si possa lasciare sono le idee.

Sarà frutto della mia educazione cattolica, di qualche Don troppo ligio nel trasmetterci la fatuità della vita umana, sarà che sono cresciuta in una famiglia di persone molto più adulte di me, ma ho sempre avuto cucito addosso questo sentimento di precarietà, sin da bambina. 
L'ossessione di scomparire prima di aver lasciato qualcosa.
E quindi ecco l'idea del blog, che poi è questo qui, molto ripulito dalla saggezza acquisita negli anni.
Forse diventerà una pagina Facebook.
Oppure no.



Monologo sulla felicità.

Ho imparato a pensare alle fortune che ho, prima che alle sfortune.
E che la vita è come la prendi.
Lo stesso vale per la felicità.
Siamo noi che decidiamo se essere felici. 


Perché il mondo va a puttane, la maggior parte delle volte, e ti capiterà di svegliarti con il nodo alla gola o di non svegliarti affatto, perché l'ansia non ti ha fatto addormentare.

Ma in questo secondo, adesso, chiediti:
che senso ha non essere felici?
Che se qualcosa andrà male domani, ci andrà lo stesso.
Che la crisi economica non si cura con la tristezza.


Non è semplice. Affatto.
Io per prima non ci riesco.
Ma intanto l'ho capito.
Poi si vedrà.


Domani è Pasqua e Lenticchia non c'è più. 
Penso alla differenza sottile fra dormire e morire. 
Penso che, da fuori, sembra proprio la stessa cosa.