giovedì 18 ottobre 2012

Ode al Caffè




Lungo, macchiato, espresso, corto, amaro, dolcissimo. 

Chicchi color cioccolato d'energia, forza vitale, dall'aroma inconfondibile.
Il caffè made in Italy è più di una tradizione, è un vero e proprio stile di vita, stravolto ed omologato all'estero dalla famosa catena Starbucks.
Nulla da togliere a Frappuccini, Frullati alla panna e simili, ma il gusto del caffè italiano è un'altra cosa.










Adorato dagli intellettuali di ogni tempo per i propri effetti stimolatori del pensiero, diviene in piena atmosfera Illuministica, il simbolo stesso della cultura, del confronto di idee.
Più che un momento, un rito, quello del caffè, capace di stabilire armonia fra corpo e mente, risulta perfetto per l'arricchimento reciproco, per lo scambio ideologico, per la riunione di una comunità ermeneutica di condivisione.









L'unicità del rito del caffè sta anche nella propria versatilità e quotidianità: un gelido pomeriggio d'inverno diviene tiepido se trascorso sorseggiando una tazza di caffè comodamente avvolti in una morbida coperta di pile, ogni giornata, anche apparentemente la più nera, inizia col piede giusto se affrontata con la dolcezza di un cornetto e l'aroma inconfondibile di un espresso doc. , il pomeriggio di studio più interminabile ci si profila davanti meno impossibile da sostenere con lo sprint irrinunciabile di un buon macchiato.













C'è infatti da precisare che il caffè è il migliore amico di noi studenti disperati, risorsa irrinunciabile e gradita, simbolo di break, di ritaglio di un po' di tempo per se stessi, di gusto intenso e.. vitalità!

Per questi motivi ho deciso di dedicare a Lui quest'ode, al nostro inseparabile compagno di vita.
La mia è una vera e propria Dichiarazione d'Amore, dichiarazione espressa da mille altri caffeinomani di ogni epoca prima di me.



lunedì 8 ottobre 2012

Colonne Sonore


C'è chi si innamora di una canzone e se la porta dentro per sempre, il background sonoro della propria quotidianità, e c'è chi come me prova per la musica una passione che si rinnova ogni giorno nella scoperta di brani, testi e melodie.


Eh sì tendo ad innamorarmi velocemente, a scottarmi quasi dall'entusiasmo totalizzante per un pezzo, "fissa" di giorni, settimane ed anni.
Così con la volubilità tanto cara al mio genere femminile, finisco per ascoltare un po' di tutto a seconda dell'umore, della giornata e delle situazioni e finisco, immancabilmente, per fare mia ogni nota, ogni parola, ogni rima.




Inutile dire quanto frasi e testi siano entrati a far parte del mio mondo anche se appartenenti a piattaforme musicali totalmente opposte (rock, indie, musica leggera, pop, rap e alternative), inutile dire che tali frasi e testi si trovano vicinissimi, alla distanza di una macchia d'inchiostro, scritti come sono in ogni mio spazio bianco a disposizione.

Sarebbero forse grati i Coldplay di essere affiancati a Bob Dylan, e viceversa sarebbe orgoglioso Jovanotti di essere preceduto dal gigante genovese Faber.

Pentagrammi carichi di emozioni, pause ed inizi. Metafore della vita e di tutto quel meraviglioso ed intricato caos che la circonda e che ci vede lì, piccoli granelli parte del tutto. Musica è fare esperienza totale dei sensi: gli strumenti musicali nella loro armonia perfetta stimolano l'udito, il timbro di voce del cantante sembra palpabile, può scivolare liscio come il velluto o essere graffiante come la roccia, e l'evocazione di emozioni ed immagini può portarci lontano.

 Siamo soliti rendere nostre le canzoni che ascoltiamo, siamo soliti amarle o non sopportarle, siamo soliti esserne innamorati o severamente irritati.




















Come non concludere un inno alla musica se non con la canzone più bella di tutti i tempi?

John Lennon e IMAGINE a parte, esiste a mio parere una colonna sonora comune davvero a tutti, esiste una musica dell'anima, un'armonia che esula dal pentagramma o dagli schemi ritmici tradizionali, è composta di ritmi sì, ritmi del corpo, ritmi della mente, ritmi dell'esistenza che fanno parte di noi da sempre e ci affiancano nel corso della nostra esistenza, senza spesso che ce ne rendiamo conto.


La colonna sonora della vita non è fatta di rintocchi di orologi, che stanno a ricordarci che il tempo fugge, o del rumore assordante di clacson nell'ora di punta; la colonna sonora della vita è fatta di respiri, battiti e SILENZI: i momenti che il respiro te lo tolgono.

giovedì 4 ottobre 2012

10% carne, 90% ansia.



Stress, nervosismo, ansia da prestazione, ansia da attesa, ansia da aspettative, ansia da frustrazione, ansia da panico.

Molti campi dell'intelletto umano rimangono tutt'oggi misteri per la medicina, ma se la ricerca neurologica ha raggiunto una certezza, e' che la 
mente e' di gran lunga più potente del corpo.


Dagli stimoli del desiderio, alla spinta emotiva del coraggio, tutte le nostre reazioni più appassionate sono governate dagli istinti e dall'ascendente fortissimo che esercita la nostra mente sulle nostre capacità fisiche, con esiti di varia entità: dai più positivi, ai più negativi.


Noi donne il più delle volte, per la precisione con la cadenza mensile di un orologio svizzero, lasciamo la bilancia del sentimento e della reazione mentale sbilanciarsi totalmente dalla parte dello sconforto. 



Ci si prefiggono ostacoli insormontabili, montagne insuperabili di paranoie davanti, rimane solo un desiderio insopprimibile di  solitudine insieme allo spesso inappagato bisogno di calore. Sbalzi ormonali e attività cerebrali sono capaci di farci svoltare la giornata nella più pessimistica delle pieghe, facendoci ritrovare distese sul divano, con lo sguardo perso nel vuoto, a pensare, a pensare sempre troppo.


Ma non dobbiamo dimenticare i risvolti favorevoli, ai quali si ricorre la maggior parte delle volte nei momenti di massima emergenza emotiva. 


Citando la grande Rita Levi Montalcini, mente eccelsa dei nostri tempi alle prese con gli acciacchi dovuti alla propria veneranda età: 

"Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente."








domenica 30 settembre 2012

Bloggers: una folla di fashion victims!





I colori dell'estate, gli smalti più cool dell'autunno-inverno, i top della stagione, l'assoluta convenienza della moda low-cost, le sfilate parigine o ancora quel paio di orecchini introvabili visti indosso alla figa di turno.

Il popolo di adolescenti che sceglie un Blog online per esprimersi ed imporsi in maniera personalissima riesce nella difficile operazione di auto-massificazione, nell'esaltazione di un gusto estetico appositamente livellato dalla moda. 

Fiumi di "inchiostro" sono versati ogni giorno in termini di capi trendy dell'inverno o sui "must" della bella stagione, ma non una voce che si levi ad esprimere davvero se stessa. Mai una voce che vada a esprimere quel vortice di emozioni, speranze e sogni che attraversano la persona durante l'adolescenza sola, più di ogni altra fase della vita.



La mia critica non va a condannare la MODA, anzi credo che anch'essa, al pari di un'arte, possa essere considerata come la proiezione più tangibile della nostra personalità all'esterno. Non condanno chi dedica uno spazio all'argomento dello stile, ma sono convinta che questo sommo strumento di espressione venga sminuito, come se tradissimo la rara opportunità di farsi sentire, una purissima forma di democrazia, a beneficio della vuotezza.

Questa spiegazione da un certo punto di vista risulta addirittura ottimista, sottointendendo che, superata quella robusta corazza glitterata, tali ragazze abbiano idee e sentimenti da esprimere, desideri da avverare; sottointendendo che la loro persona non si sia dedicata alla sola venerazione di un canone esteriore peraltro irraggiungibile. 



Trovo tutto questo inconcepibile e spaventosamente in linea col disegno tracciato da Pink nel suo testo provocatorio sulle "Stupid Girls".

P!nk - Stupid Girls









STOP BEING A STUPID GIRL...

...and START BEING YOUR FUCKING SELF. 

giovedì 27 settembre 2012

Piccolo Principe & Co.


Profumo di un'infanzia color lavanda, corse, risa, odore di borotalco, ginocchia sbucciate, sorrisi sdentati, fantasia, innocenza, spruzzi di colore, arcobaleni.


Ognuno di noi conserva un proprio ricordo dell'infanzia, chi un colore, chi un odore, chi una sensazione.
Il brivido del salto dall'altalena in corsa, il vento sulla pelle durante una gara in bici, la caccia alle lucciole nelle fresche sere di giugno, lo scricchiolio delle foglie appena cadute in autunno, la sensazione dell'erba fresca sotto i piedi in una serata di estate, il profumo di brigidini caldi all'arrivo della fiera paesana.


L'infanzia ha poi i suoi posti, i suoi spazi, orizzonti infiniti e personali dai quali prendono forma concreta le sagome prodotte dall'immaginazione: principesse, rospi, foreste tenebrose, fate, streghe, scene di ordinaria e straordinaria vita quotidiana...
Angoli, frazioni di spazio rese speciali; il fondo del giardino dove la siepe di alloro incontra gli ultimi rami dell'abete, il perimetro sottostante la scrivania...

Senso di protezione, sicurezza, appartenenza e autenticità.

Sogno, realta', vortici di colore, parole, rime, immaginazione.
L'infanzia sono i LIBRI, i primissimi libri che si leggono, si fa esperienza per la prima volta di quell'intimo rito che e' la lettura: il lento sfogliare delle pagine, la ruvidita' della carta sotto i polpastrelli, l'odore delle pagine nuove, la magica sensazione della scoperta.
Vi sono libri che leggi forse distrattamente senza che ti lascino nulla, e poi ci sono libri che ti segnano, lasciando un prima e un dopo, e questo succede specialmente da bambini.





IL PICCOLO PRINCIPE, 
LA STELLA DI LAURA,
LA FRECCIA AZZURRA,
LA GABBIANELLA E IL GATTO,
CIPI'.




Immagini che plasmano un'ancora acerba visione della realtà, animandola di personaggi sensibili, eroi della speranza, del trionfo del bene sul male, perchè, come dice Roberto Benigni:
"Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, i bambini che i draghi esistono lo sanno già, le fiabe insegnano ai bambini che i draghi possono essere sconfitti!".

Ci sono vari livelli di immedesimazione ed interpretazione di queste fiabe più o meno moderne: c'è il livello dei bambini tramite il quale si sprigionano eserciti coloratissimi di creature dallo spessore psicologico immediato ed elementare, c'è poi il livello maturo degli adulti tramite il quale si colgono le sfumature più profonde di ogni personaggio e di ogni dinamica.
Ci sono libri da bambini che si apprezzano solo da adulti.

Un esempio su tutti è quello de "IL PICCOLO PRINCIPE":

Magnifica favola surreale alla lettura infantile, inno all'immaginazione, all'amore e all'amicizia, i valori più veri che soltanto i bambini seguono ciecamente nel loro tacito codice morale fondato sull'innocenza, ad una lettura più matura.

Troppi adulti si dimenticano di essere stati anche loro un tempo bambini e conducono un'esistenza materiale, soffocati dalle scadenze spuntano gli appuntamenti dall'agenda della vita lasciando spazi vuoti, gli spazi vuoti dell'immaginazione ormai sepolta sotto completi seriosi.
Il piccolo principe insegna a NOI, adolescenti ed adulti, a sognare, ad osservare la vita con gli occhi puri dell'ingenuità, che non perdona alcuna ipocrisia.


Il piccolo principe ci regala poi un aneddoto di vita straordinario, applicando la filosofia dell'innocenza nell'approccio profondo e reale col mondo :

L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI.


giovedì 20 settembre 2012

British Urban-art: Banksy.

LONDRA

dalle mille facce, mille sfumature, mille odori, mille accordi musicali.


Metropoli urbana, MIND THE GAP, milioni di abitanti, change, Abbey Road, Notthing Hill, "God Save the Queen", punk in conflitto col mondo. Uno scenario culturale e artistico fra i più moderni al mondo, culla di rivoluzioni industriali e sociali. 









Sui suoi mattoncini rossi parzialmente macchiati di un color grigio fumo, prendono forma le opere di un artista senza dubbio anticonvenzionale, il fenomeno urbano Banksy




 Le sue creazioni si distaccano dagli angoli più anonimi dei quartieri Londinesi e attraggono lo sguardo anche del passante più superficiale. Tale fenomeno artistico "graffitico" ha poi portato l'artista a riprodurre le proprie opere negli spazi urbani di mezzo mondo.

Banksy presenta così anonimamente al passante una critica tangibile e reale delle ipocrisie della nostra epoca, toccando con intelligenza e precisione chirurgica le corde della nostra coscienza, facendoci affacciare su uno scorcio di autenticità, estranea ad un panorama urbano impersonale e caotico. 
In una società in cui la massificazione avanza e l'anticonvenzionalità diviene essa stessa una moda, Banksy offre uno spunto di riflessione a noi, passeggiatori distratti della nostra vita.










Precarietà di prospettive future, inno alla pace, solitudine, innocenza del sognatore, perdita di speranza nei propri sogni, inno all'immaginazione, omosessualità fra accettazione ed emarginazione, demagogia politica, devastazione naturale, inno alla libertà di essere se stessi anche in opposizione al sistema. 




Personaggi dai volti umani, reali, sembrano anch'essi i passeggeri di un viaggio lungo una vita, fotografati nei loro attimi di esistenza presente. 
E' facile rispecchiarvisi, è facile individuarne una vicinanza dallo spessore umano ed è insieme facile coglierne il messaggio morale. 
Ci parlano dalla loro parete fredda con parole ed immagini che ti penetrano, un flash che illumina l'indifferenza.

E' aperto ogni giudizio in merito, c'è chi considera le opere di Benksy arte e chi le sottopone a scrupoli di carattere logistico e metodologico. 

Credo che la libera espressione della mente e la libera espressione di idee debba meritarsi posto in ogni angolo del nostro spazio cittadino, non parlo di graffiti volgari e banali, ma, come in questo caso, di veri capolavori moderni ancora troppo sottovalutati, veicolatori di emozioni, valori positivi ed idee! 
L'unico atto veramente volgare sarebbe il considerarli illegali per poi rimpiazzarli con manifesti pubblicitari formato gigante, specchio della società ipocrita che troppo spesso scegliamo di essere.