giovedì 27 febbraio 2014

Venti primavere e qualche sogno di troppo.

Teenage Wasteland cantavano già i The Who nei favolosi 70'ies.
In questi termini, secondo tradizione, la generazione adulta considera da sempre quella del futuro: desolazione. 
Una folla di Peter Pan con la fobia di maturare, di prendere in mano la propria vita e fare qualcosa per cui il mondo possa ricordarli. Tanti piccoli Pinocchio alla ricerca di un irreale paese di soli balocchi, per esorcizzare la paura, l'incompiutezza di fronte ad una vita che, a vent'anni, non si può saper gestire. 

Et voilà servita la ricetta pronta per la felicità, sembrerebbe così semplice, a tratti a portata di mano. 


Ma io, che queste venti primavere me le vivo sulla pelle, mi accorgo che così semplice non è.
Anzi. La peculiarità più autentica di noi ventenni è la complessità.

Parlando in termini di venti primavere il pensiero non può che andare ad un non troppo lontano 1994, quando io mi apprestavo a viverla la mia prima primavera. 
Un anno caro alla storia Italiana, l'anno della svolta, che avrebbe cambiato noi, gli Italiani, per sempre. Sì, perché non si può parlare dei miei, dei nostri vent'anni, senza riflettere sul mondo che circonda i nostri occhi inesperti di adolescenti. In sostanza, per quanto disprezzi doverne parlare, non posso non nominare il Signor B. .
Svolta insomma, senza dubbio, ma bisogna valutare in quale direzione. Oggi se paragono i miei vent'anni con quelli di un comune ragazzo vissuto nel 1968 mi vengono i brividi. 
Stiamo vivendo la recessione... etica, inaugurata senza nemmeno troppi dubbi quel fatidico giorno del 1994. Catastrofismo? Non credo. Perché dietro alla storia di una persona, c'è la storia del suo paese,sempre.
I ruggenti anni 2000 si sono e si stanno faticosamente trascinando tra qualunquismo, populismo e rassegnazione nelle loro definizioni più concrete di cessazione di qualunque tipo di sogno.
Lentamente ci siamo adagiati in un facile pensiero di rassegnazione e perdita di fiducia, tanto che adesso, nel 2014, sognare sembra non appartenere più al nostro dizionario di vita.

Ma venuto mediaticamente a mancare il Signor B. cosa abbiamo fatto? Assolutamente nulla. Arroccati nella convinzione che niente può cambiare, abbiamo perso la speranza e la voglia di rendere ogni giorno un po' migliore del precedente. 


Poi un giorno arriva questo tizio qui, un po' malato di sogni e pericolosamente vicino alla passione per ciò che fa, quel sentimento carico di idee e voglia di cambiare il mondo, rimasto ahimè estraneo all'Italia per troppi anni.


Ma la congestione è troppo forte. 
Come fare a tornare a sognare? 
Nel 2014 ci si sente in colpa anche solo a pensarlo. 
Cazzate, illusioni, roba da venti primavere.


Forse! Ma sapete cosa? Parafrasando l'immensa pellicola de l'Attimo Fuggente e l'indimenticabile Prof Keating, credo che ogni ragazzo, ogni uomo, debba tenere a mente sempre quanto sia la poesia ciò che lo rende uomo.
Ma cos'è la poesia? Ecco! Io per poesia intendo introspezione e soprattutto un mezzo tramite il quale condivedere sentimenti, speranze e sogni. 
Ecco è questo quello che intendo dire, che per me queste venti primavere devono essere poesia, che ogni dettaglio, dai più piccoli, ai più importanti della nostra vita devono essere poesia, i nostri desideri, i sogni devono essere espressi, gridati al mondo, perché non rimangano chiusi in un cassetto o, ancora peggio, repressi per paura di un fallimento.
La politica stessa è poesia, forse in una delle sue forme più nobili: prende i sogni di ognuno, piccoli pezzi, versi, e li concretizza in un complesso unico, una composizione fatta di piccole testimonianze, tasselli, rime. 
È una poesia che viene vissuta in ogni attimo, che viene vissuta da interi popoli insieme, in una sincronia rara.

Venti primavere e qualche sogno di troppo, ma forse sono tutto ciò che può salvarmi. Salvarci.