C'è chi si innamora di una canzone e se la porta dentro per sempre, il background sonoro della propria quotidianità, e c'è chi come me prova per la musica una passione che si rinnova ogni giorno nella scoperta di brani, testi e melodie.
Così con la volubilità tanto cara al mio genere femminile, finisco per ascoltare un po' di tutto a seconda dell'umore, della giornata e delle situazioni e finisco, immancabilmente, per fare mia ogni nota, ogni parola, ogni rima.
Inutile dire quanto frasi e testi siano entrati a far parte del mio mondo anche se appartenenti a piattaforme musicali totalmente opposte (rock, indie, musica leggera, pop, rap e alternative), inutile dire che tali frasi e testi si trovano vicinissimi, alla distanza di una macchia d'inchiostro, scritti come sono in ogni mio spazio bianco a disposizione.
Sarebbero forse grati i Coldplay di essere affiancati a Bob Dylan, e viceversa sarebbe orgoglioso Jovanotti di essere preceduto dal gigante genovese Faber.
Siamo soliti rendere nostre le canzoni che ascoltiamo, siamo soliti amarle o non sopportarle, siamo soliti esserne innamorati o severamente irritati.
John Lennon e IMAGINE a parte, esiste a mio parere una colonna sonora comune davvero a tutti, esiste una musica dell'anima, un'armonia che esula dal pentagramma o dagli schemi ritmici tradizionali, è composta di ritmi sì, ritmi del corpo, ritmi della mente, ritmi dell'esistenza che fanno parte di noi da sempre e ci affiancano nel corso della nostra esistenza, senza spesso che ce ne rendiamo conto.
La colonna sonora della vita non è fatta di rintocchi di orologi, che stanno a ricordarci che il tempo fugge, o del rumore assordante di clacson nell'ora di punta; la colonna sonora della vita è fatta di respiri, battiti e SILENZI: i momenti che il respiro te lo tolgono.
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