sabato 31 marzo 2018

Monologo sulla felicità.

Ho imparato a pensare alle fortune che ho, prima che alle sfortune.
E che la vita è come la prendi.
Lo stesso vale per la felicità.
Siamo noi che decidiamo se essere felici. 


Perché il mondo va a puttane, la maggior parte delle volte, e ti capiterà di svegliarti con il nodo alla gola o di non svegliarti affatto, perché l'ansia non ti ha fatto addormentare.

Ma in questo secondo, adesso, chiediti:
che senso ha non essere felici?
Che se qualcosa andrà male domani, ci andrà lo stesso.
Che la crisi economica non si cura con la tristezza.


Non è semplice. Affatto.
Io per prima non ci riesco.
Ma intanto l'ho capito.
Poi si vedrà.


Domani è Pasqua e Lenticchia non c'è più. 
Penso alla differenza sottile fra dormire e morire. 
Penso che, da fuori, sembra proprio la stessa cosa.

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