mercoledì 4 marzo 2020
Il virus dentro e fuori
Ho la testa che scoppia.
I telegiornali, le testate sul web, i post facebook dei miei contatti. Ovunque si parla di un virus, il covid-19.
E tu che mi leggi, sì anche tu, sai benissimo di cosa sto parlando.
Da poco è il 2020.
Il nuovo decennio ci ha fatto raccogliere molto dell'odio e della distruzione che abbiamo sepolto, più che seminato, negli ultimi cento anni. Ma aldilà dell'emergenza climatica, dei conflitti mondiali, dell'economia, adesso fronteggiamo un pericolo che non immaginavamo di correre.
No, perché ci siamo abituati al progresso, fino a darlo per scontato e, come per tutte le cose scontate, sminuirlo. Così siamo diventati complottisti, no vax, vegani, medici della prima ora se la connessione internet lo permette. Ecco, oggi è successo che, all'improvviso, quella scienza che tanto ci ha abituato ad avere soluzioni, non sa da dove cominciare.
Non parlerò di contagiosità o morbilità del virus, non mi compete. Parlerò dell'aspetto che ha spaventato di più i virologi e gli epidemiologi di tutto il mondo: l'ignoranza. Quello che ha impaurito tutto il mondo scientifico è stato il non avere soluzioni a un rischio, forse non mortale quanto altri in passato, ma reale. Siamo abituati a strategie di prevenzione, previsione di prognosi, trattamento e terapia in protocolli serrati. Siamo abituati a conoscere cause e conseguenze. Siamo stati educati alla non accettazione del dolore o della morte, giustamente consapevoli dei mezzi che l'umanità si è costruita per sopravvivere. Oggi ci troviamo nudi di fronte a qualcosa che non possiamo controllare del tutto, sopraffatti da noi stessi, dalla parte animalesca, irrazionale, dalla forma di paura più antica di tutte.
Questo è il virus dentro, l'istinto di sopravvivenza, che è il più pericoloso.
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