lunedì 8 febbraio 2016

Autoritratto di uno scrittore latitante

Siamo assemblatori di facce.
Ricombinatori impazziti di lineamenti, di baffi, di orecchie, di sopracciglia.
Allestiamo a casaccio frammenti di vita usando tasselli di realtà che appartengono a qualcun altro e che noi abbiamo rubato.
Siamo scrittori.
Siamo programmatori di realtà irreali.
Come gli informatici.
Fabbrichiamo personaggi, commedie, tragedie.
Ma non siamo degli illuminati. 
Non siamo Dio.
La maggior parte del tempo non abbiamo la minima idea di quello che stiamo facendo.
Il resto del tempo ci fasciamo il capo su beghe di stile.











Siamo sognatori su carta.

Siamo irrazionali, arroganti, visionari, egocentrici.

La verità è che non inventiamo nulla.

Valgono per noi le leggi che, nelle neuroscienze, governano il sogno.
Allineiamo frammenti di luoghi visitati in chissà quale vita, vi inseriamo delle controfigure con il taglio di capelli della cassiera del bar di fronte casa, il timbro di voce della dirimpettaia e la montatura d'occhiali del fruttivendolo in centro.
Riassumiamo la memoria del nostro inconscio in figure stilizzate e scoordinate, ma siamo una frana nelle sinossi.

Siamo completamente folli, ma socialmente accettati. 
Almeno il più delle volte.

domenica 2 marzo 2014

La Grande Bellezza







Una Roma Felliniana, alla quale di principesco è rimasta solo la storia.
Un dandy moderno, interpretato da un intenso Toni Servillo, alla ricerca della Bellezza. Un esteta, che indaga il paradosso dell'esistenza: dall'eros, all'arte, dalla sacralità, alla mondanità. Ma al termine di un'esplorazione che dura una vita, sembra aver perso qualcosa: se stesso.
Un viaggio di introspezione dunque, rapido, veloce, attraverso la follia della nostra epoca.
Un circo di maschere, nessun protagonista soltanto comparse, sono queste le ombre che si aggirano nella Roma dissoluta dei nostri giorni, che tra le statue di marmo e la perfezione monumentale che la contraddistingue porta in superficie tutte le contraddizioni care anche alla nostra quotidianità.

Colossale nella sua verità, Sorrentino è riuscito nel difficile compito di non scadere in facili sentenze, racconta con occhio alla profondità dei gesti e lascia a chi osserva la fotografia di un declino.


Insieme alla decadenza sociale, Sorrentino tocca con nuova delicatezza, il microcosmo che interessa la sfera della religiosità, che a Roma va, fisicamente e non, a risiedere.
Durante tutta la pellicola vediamo come il vivere dei nostri protagonisti sia affiancato da quello di una religiosità composita: fatta di suore di clausura e ritiro spirituale, fatta di cardinali con ben poca tendenza al trascendente e fatta, soprattutto, di santità.
Nella seconda metà del film possiamo infatti assistere alla comparsa della figura quasi mistica della suora considerata già "santa", che va a costituire un esempio dell'autentica bellezza ricercata dal protagonista. Ecco forse una definizione che possiamo dare di Bellezza è proprio quella di autenticità: è bello ciò che non è artefatto, ciò che è reale, perfino nella propria imperfezione, è bello ciò che è autentico nella propria essenza.



-"È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco."

Un trucco dunque, un gioco di specchi, un'illusione, è questo che il nostro viaggiatore va a scoprire al termine della propria ricerca: che la Bellezza sono sprazzi di verità, come quelle scaglie di mare che Montale intravedeva tra le fronde oltre la cima di cocci aguzzi di bottiglia della muraglia.
Sprazzi, attimi, flash di realtà, nascosti sotto il trambusto della mondanità.
Come lei: Ramona.
 
Assurdo come l'unico personaggio dallo spessore umano risulti essere proprio lei, trascinata nei salotti della Roma bene dai locali malfamati in cui sotto l'occhio del padre si esibiva. Ed è proprio lei, circondata da critici d'arte, romanzieri e artisti, a dimostrare, sola, quella sensibilità, propria per ammissione anche dello stesso protagonista. Interpretata da Sabrina Ferilli, è lei, Ramona, colei che accudisce il viaggiatore, che ha cura di lui con una semplicità ed una naturalezza che mai nessuno gli aveva dedicato prima.
 


giovedì 27 febbraio 2014

Venti primavere e qualche sogno di troppo.

Teenage Wasteland cantavano già i The Who nei favolosi 70'ies.
In questi termini, secondo tradizione, la generazione adulta considera da sempre quella del futuro: desolazione. 
Una folla di Peter Pan con la fobia di maturare, di prendere in mano la propria vita e fare qualcosa per cui il mondo possa ricordarli. Tanti piccoli Pinocchio alla ricerca di un irreale paese di soli balocchi, per esorcizzare la paura, l'incompiutezza di fronte ad una vita che, a vent'anni, non si può saper gestire. 

Et voilà servita la ricetta pronta per la felicità, sembrerebbe così semplice, a tratti a portata di mano. 


Ma io, che queste venti primavere me le vivo sulla pelle, mi accorgo che così semplice non è.
Anzi. La peculiarità più autentica di noi ventenni è la complessità.

Parlando in termini di venti primavere il pensiero non può che andare ad un non troppo lontano 1994, quando io mi apprestavo a viverla la mia prima primavera. 
Un anno caro alla storia Italiana, l'anno della svolta, che avrebbe cambiato noi, gli Italiani, per sempre. Sì, perché non si può parlare dei miei, dei nostri vent'anni, senza riflettere sul mondo che circonda i nostri occhi inesperti di adolescenti. In sostanza, per quanto disprezzi doverne parlare, non posso non nominare il Signor B. .
Svolta insomma, senza dubbio, ma bisogna valutare in quale direzione. Oggi se paragono i miei vent'anni con quelli di un comune ragazzo vissuto nel 1968 mi vengono i brividi. 
Stiamo vivendo la recessione... etica, inaugurata senza nemmeno troppi dubbi quel fatidico giorno del 1994. Catastrofismo? Non credo. Perché dietro alla storia di una persona, c'è la storia del suo paese,sempre.
I ruggenti anni 2000 si sono e si stanno faticosamente trascinando tra qualunquismo, populismo e rassegnazione nelle loro definizioni più concrete di cessazione di qualunque tipo di sogno.
Lentamente ci siamo adagiati in un facile pensiero di rassegnazione e perdita di fiducia, tanto che adesso, nel 2014, sognare sembra non appartenere più al nostro dizionario di vita.

Ma venuto mediaticamente a mancare il Signor B. cosa abbiamo fatto? Assolutamente nulla. Arroccati nella convinzione che niente può cambiare, abbiamo perso la speranza e la voglia di rendere ogni giorno un po' migliore del precedente. 


Poi un giorno arriva questo tizio qui, un po' malato di sogni e pericolosamente vicino alla passione per ciò che fa, quel sentimento carico di idee e voglia di cambiare il mondo, rimasto ahimè estraneo all'Italia per troppi anni.


Ma la congestione è troppo forte. 
Come fare a tornare a sognare? 
Nel 2014 ci si sente in colpa anche solo a pensarlo. 
Cazzate, illusioni, roba da venti primavere.


Forse! Ma sapete cosa? Parafrasando l'immensa pellicola de l'Attimo Fuggente e l'indimenticabile Prof Keating, credo che ogni ragazzo, ogni uomo, debba tenere a mente sempre quanto sia la poesia ciò che lo rende uomo.
Ma cos'è la poesia? Ecco! Io per poesia intendo introspezione e soprattutto un mezzo tramite il quale condivedere sentimenti, speranze e sogni. 
Ecco è questo quello che intendo dire, che per me queste venti primavere devono essere poesia, che ogni dettaglio, dai più piccoli, ai più importanti della nostra vita devono essere poesia, i nostri desideri, i sogni devono essere espressi, gridati al mondo, perché non rimangano chiusi in un cassetto o, ancora peggio, repressi per paura di un fallimento.
La politica stessa è poesia, forse in una delle sue forme più nobili: prende i sogni di ognuno, piccoli pezzi, versi, e li concretizza in un complesso unico, una composizione fatta di piccole testimonianze, tasselli, rime. 
È una poesia che viene vissuta in ogni attimo, che viene vissuta da interi popoli insieme, in una sincronia rara.

Venti primavere e qualche sogno di troppo, ma forse sono tutto ciò che può salvarmi. Salvarci.


giovedì 18 ottobre 2012

Ode al Caffè




Lungo, macchiato, espresso, corto, amaro, dolcissimo. 

Chicchi color cioccolato d'energia, forza vitale, dall'aroma inconfondibile.
Il caffè made in Italy è più di una tradizione, è un vero e proprio stile di vita, stravolto ed omologato all'estero dalla famosa catena Starbucks.
Nulla da togliere a Frappuccini, Frullati alla panna e simili, ma il gusto del caffè italiano è un'altra cosa.










Adorato dagli intellettuali di ogni tempo per i propri effetti stimolatori del pensiero, diviene in piena atmosfera Illuministica, il simbolo stesso della cultura, del confronto di idee.
Più che un momento, un rito, quello del caffè, capace di stabilire armonia fra corpo e mente, risulta perfetto per l'arricchimento reciproco, per lo scambio ideologico, per la riunione di una comunità ermeneutica di condivisione.









L'unicità del rito del caffè sta anche nella propria versatilità e quotidianità: un gelido pomeriggio d'inverno diviene tiepido se trascorso sorseggiando una tazza di caffè comodamente avvolti in una morbida coperta di pile, ogni giornata, anche apparentemente la più nera, inizia col piede giusto se affrontata con la dolcezza di un cornetto e l'aroma inconfondibile di un espresso doc. , il pomeriggio di studio più interminabile ci si profila davanti meno impossibile da sostenere con lo sprint irrinunciabile di un buon macchiato.













C'è infatti da precisare che il caffè è il migliore amico di noi studenti disperati, risorsa irrinunciabile e gradita, simbolo di break, di ritaglio di un po' di tempo per se stessi, di gusto intenso e.. vitalità!

Per questi motivi ho deciso di dedicare a Lui quest'ode, al nostro inseparabile compagno di vita.
La mia è una vera e propria Dichiarazione d'Amore, dichiarazione espressa da mille altri caffeinomani di ogni epoca prima di me.



lunedì 8 ottobre 2012

Colonne Sonore


C'è chi si innamora di una canzone e se la porta dentro per sempre, il background sonoro della propria quotidianità, e c'è chi come me prova per la musica una passione che si rinnova ogni giorno nella scoperta di brani, testi e melodie.


Eh sì tendo ad innamorarmi velocemente, a scottarmi quasi dall'entusiasmo totalizzante per un pezzo, "fissa" di giorni, settimane ed anni.
Così con la volubilità tanto cara al mio genere femminile, finisco per ascoltare un po' di tutto a seconda dell'umore, della giornata e delle situazioni e finisco, immancabilmente, per fare mia ogni nota, ogni parola, ogni rima.




Inutile dire quanto frasi e testi siano entrati a far parte del mio mondo anche se appartenenti a piattaforme musicali totalmente opposte (rock, indie, musica leggera, pop, rap e alternative), inutile dire che tali frasi e testi si trovano vicinissimi, alla distanza di una macchia d'inchiostro, scritti come sono in ogni mio spazio bianco a disposizione.

Sarebbero forse grati i Coldplay di essere affiancati a Bob Dylan, e viceversa sarebbe orgoglioso Jovanotti di essere preceduto dal gigante genovese Faber.

Pentagrammi carichi di emozioni, pause ed inizi. Metafore della vita e di tutto quel meraviglioso ed intricato caos che la circonda e che ci vede lì, piccoli granelli parte del tutto. Musica è fare esperienza totale dei sensi: gli strumenti musicali nella loro armonia perfetta stimolano l'udito, il timbro di voce del cantante sembra palpabile, può scivolare liscio come il velluto o essere graffiante come la roccia, e l'evocazione di emozioni ed immagini può portarci lontano.

 Siamo soliti rendere nostre le canzoni che ascoltiamo, siamo soliti amarle o non sopportarle, siamo soliti esserne innamorati o severamente irritati.




















Come non concludere un inno alla musica se non con la canzone più bella di tutti i tempi?

John Lennon e IMAGINE a parte, esiste a mio parere una colonna sonora comune davvero a tutti, esiste una musica dell'anima, un'armonia che esula dal pentagramma o dagli schemi ritmici tradizionali, è composta di ritmi sì, ritmi del corpo, ritmi della mente, ritmi dell'esistenza che fanno parte di noi da sempre e ci affiancano nel corso della nostra esistenza, senza spesso che ce ne rendiamo conto.


La colonna sonora della vita non è fatta di rintocchi di orologi, che stanno a ricordarci che il tempo fugge, o del rumore assordante di clacson nell'ora di punta; la colonna sonora della vita è fatta di respiri, battiti e SILENZI: i momenti che il respiro te lo tolgono.

giovedì 4 ottobre 2012

10% carne, 90% ansia.



Stress, nervosismo, ansia da prestazione, ansia da attesa, ansia da aspettative, ansia da frustrazione, ansia da panico.

Molti campi dell'intelletto umano rimangono tutt'oggi misteri per la medicina, ma se la ricerca neurologica ha raggiunto una certezza, e' che la 
mente e' di gran lunga più potente del corpo.


Dagli stimoli del desiderio, alla spinta emotiva del coraggio, tutte le nostre reazioni più appassionate sono governate dagli istinti e dall'ascendente fortissimo che esercita la nostra mente sulle nostre capacità fisiche, con esiti di varia entità: dai più positivi, ai più negativi.


Noi donne il più delle volte, per la precisione con la cadenza mensile di un orologio svizzero, lasciamo la bilancia del sentimento e della reazione mentale sbilanciarsi totalmente dalla parte dello sconforto. 



Ci si prefiggono ostacoli insormontabili, montagne insuperabili di paranoie davanti, rimane solo un desiderio insopprimibile di  solitudine insieme allo spesso inappagato bisogno di calore. Sbalzi ormonali e attività cerebrali sono capaci di farci svoltare la giornata nella più pessimistica delle pieghe, facendoci ritrovare distese sul divano, con lo sguardo perso nel vuoto, a pensare, a pensare sempre troppo.


Ma non dobbiamo dimenticare i risvolti favorevoli, ai quali si ricorre la maggior parte delle volte nei momenti di massima emergenza emotiva. 


Citando la grande Rita Levi Montalcini, mente eccelsa dei nostri tempi alle prese con gli acciacchi dovuti alla propria veneranda età: 

"Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente."








domenica 30 settembre 2012

Bloggers: una folla di fashion victims!





I colori dell'estate, gli smalti più cool dell'autunno-inverno, i top della stagione, l'assoluta convenienza della moda low-cost, le sfilate parigine o ancora quel paio di orecchini introvabili visti indosso alla figa di turno.

Il popolo di adolescenti che sceglie un Blog online per esprimersi ed imporsi in maniera personalissima riesce nella difficile operazione di auto-massificazione, nell'esaltazione di un gusto estetico appositamente livellato dalla moda. 

Fiumi di "inchiostro" sono versati ogni giorno in termini di capi trendy dell'inverno o sui "must" della bella stagione, ma non una voce che si levi ad esprimere davvero se stessa. Mai una voce che vada a esprimere quel vortice di emozioni, speranze e sogni che attraversano la persona durante l'adolescenza sola, più di ogni altra fase della vita.



La mia critica non va a condannare la MODA, anzi credo che anch'essa, al pari di un'arte, possa essere considerata come la proiezione più tangibile della nostra personalità all'esterno. Non condanno chi dedica uno spazio all'argomento dello stile, ma sono convinta che questo sommo strumento di espressione venga sminuito, come se tradissimo la rara opportunità di farsi sentire, una purissima forma di democrazia, a beneficio della vuotezza.

Questa spiegazione da un certo punto di vista risulta addirittura ottimista, sottointendendo che, superata quella robusta corazza glitterata, tali ragazze abbiano idee e sentimenti da esprimere, desideri da avverare; sottointendendo che la loro persona non si sia dedicata alla sola venerazione di un canone esteriore peraltro irraggiungibile. 



Trovo tutto questo inconcepibile e spaventosamente in linea col disegno tracciato da Pink nel suo testo provocatorio sulle "Stupid Girls".

P!nk - Stupid Girls









STOP BEING A STUPID GIRL...

...and START BEING YOUR FUCKING SELF.